Chissà perché sentiamo il bisogno di dare ai bimbi così tanti cibi morbidi, quando a loro il croccante piace tanto… per non parlare della soddisfazione di affondare i denti e morsicare con forza.

In questa stagione c’è tutto ciò che serve per organizzare una merenda “da duri”: splendide mele da mangiare a morsi (le nostre preferite sono le Fuji) e tanta frutta secca, come le mandorle, le noci o le nocciole. A tavola, invece, si può aprire il pasto con una carota da sgranocchiare o con un bel pinzimonio, anche scondito. E non disdegnerei nemmeno il pane secco, a piccoli pezzi.

Non sono un’esperta ma penso che ogni tanto i denti (come tutte le parti del corpo) debbano fare il loro lavoro fino in fondo. E per i bambini, approdati nel mondo da un istante, anche questa è una nuova esperienza, sicuramente da sperimentare.
Di Federica Buglioni


Il malatino, la tenera filastrocca di Gianni Rodari (per leggerla tutta: www.filastrocche.it/nostalgici/filastro/malato.htm )

comincia così:

Filastrocca del bimbo malato,
con il decotto, con il citrato,
con l'arancia sul comodino,
tagliata a spicchi in un piattino.

Quando ero piccola, a me la davano tagliata a fette, non a spicchi, con sopra una spolverata di zucchero. Lasciandola riposare qualche minuto, si formava un “sughetto” squisito: non so cosa avrei dato per poterlo leccare direttamente dal piatto, ma allora era vietato. Poi c’era la versione di Natale, quando sopra le fettine d’arancia si mettevano i datteri.

Ogni inverno ripropongo a Giacomo questi due semplici piatti della mia infanzia e a lui piacciono molto; sa che hanno a che vedere con la mia storia, con le sue radici.

Le nostre trasgressioni, rispetto al passato, sono tre: lo zucchero ci piace di canna, i datteri sono quelli freschi e naturalmente quando è il momento di leccare, non c’è nessuno che dice di no (per rivalsa personale, mica per lui).



Per completare il tuffo nell'argomento e negli anni Sessanta, ecco la sequenza del film con Julie Andrews che canta A Spoonfun of Sugar (Mary Poppins, 1964) , imperdibile in lingua originale.
 

Non vorrei deludere chi legge, ma io non sono una gran cuoca: ho l’animo dell’artigiana, non dell’artista. Mi piace il lavoro manuale e in cucina mi concentro e mi rilasso, tutto qui. Quello che preparo regolarmente, viene bene; le novità, proprio per la mia scarsa perizia, riservano il brivido dell’imprevisto. Come ogni artigiana, ho i miei utensili, vecchiotti ma efficienti, di cui mi fido; così come mi fido dei buoni ingredienti, non così scontati a Milano, con i quali è molto più facile preparare piatti buoni.  

Credo che ad attirare i bambini verso la cucina siano proprio questi tre elementi: la serenità che vedono nei gesti del genitore che ama cucinare (perché i bambini hanno sempre bisogno di sapere che mamma e papà sono contenti), la soddisfazione di usare gli utensili manuali (che li fanno sentire abili e competenti) e la bellezza concreta del cibo semplice, che mette in contatto con la natura. E quando qualche esperimento ha un esito mediocre, fa niente: siamo genitori, non cuochi.

 

Federica Buglioni

(http://www.associazioni.milano.it/cucinabimbi/)

Confesso che sono contenta che Halloween è passata: sarò una borbottona, ma per me resta una festa americana e i tentativi di italianizzarla mi lasciano freddina. Sono invece innamorata delle zucche, ortaggi stupefacenti (non per niente ne crescono tante nelle favole). Secondo me chi ama le zucche ama l’infanzia.

In un weekend d’autunno si può fare una gita in campagna con i bambini per vedere come crescono questi enormi frutti panciuti, fermarsi a toccarli e poi raggiungere una vecchia bancarella coi banconi curvi sotto il peso di questi colossi per comprarne una – me la dia piccola, la prego – da portare a casa come un trofeo e dividerla con i vicini di casa o con gli amici (i frutti grandi aiutano a fare amicizia).

Ed eccoci in cucina. Taglio uno spicchio, lo lesso oppure lo cuocio nel forno (senza condimento), infine lo sbuccio. Ora tocca ai bambini: lo passano nel passaverdure e poi lo aggiungono al purè (chi non sa fare il purè mi scriva e mando subito la ricetta). In autunno, dopo una passeggiata in campagna, non c’è nulla di più invitante di un caldo purè arancione.

 

P.S. Il regno della zucca lombarda è la provincia di Mantova, dove dal 9 al 16 novembre c’è anche Segni d’infanzia, il festival internazionale d’arte e teatro per l’infanzia. Nel sito www.agriturismomantova.it ci sono gli indirizzi degli agriturismi convenzionati, che offrono sconti alle famiglie con bambini, per un weekend di arte e sapori.

Le verdure sono il nostro punto di contatto con la natura e sono belle, colorate, profumate, come la frutta. Non hanno nulla di sgradevole eppure tanti bambini le detestano. Pensandoci bene, sono arrivata alla conclusione che il sapore non c'entri nulla con questo rifiuto e che il motivo del no sia culturale. Credo cioè che siano i valori che le accompagnano nel piatto ad essere immangiabili.

Ecco, per punti, la mia strategia di sopravvivenza:

Il cibo non è una medicina; non serve a nulla dire che la verdura fa bene.
La verdura non è un prodotto: meglio non rendersi ridicoli facendo uno spot pubblicitario ogni volta che portiamo in tavola una carota.
Se per noi le verdure sono importanti, dimostriamolo: portiamole in scena da protagoniste (per es. un bel pinzimonio colorato all'inizio del pasto) e non come semplici contorni.
Aiutiamo i bambini a scoprire il legame logico verdura-natura: si può visitare un orto, coltivare verdure in vaso, scoprire le erbe selvatiche.
Diamo il buon esempio: se noi mangiamo tanta verdura, i nostri bambini avranno davanti agli occhi dei modelli positivi
Colpevolizzare i bimbi che rifiutano la verdura non serve
Se i bambini dicono NO, indaghiamo meglio, magari quella verdura non piace cotta, ma cruda e croccante sì.
Serviamo porzioni piccole, ci si abitua a poco a poco
Laviamo e puliamo le verdure con i bambini, osserviamole con occhio scientifico.
Cuciniamo insieme.

Ho sperimentato con mio figlio una regola: rifiutare TRE verdure si può, detestare LE verdure no. Lui ci ha pensato su e ha scelto i suoi nemici: patate, zucchine, cavoletti. Con le altre abbiamo aperto il tavolo delle trattative.
di Federica Buglioni